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H O M E P A G E
Selezione di giudizi critici
Profumo di vita riassume il senso più profondo della pittura di questo autore.
Prima ancora che come artista, egli indaga e sviluppa il rapporto con la sua natura, sua ultima opzione artistica, come uomo, come persona, che si pone di fronte al mondo reale per comprendere l’essenza del nostro mondo interiore.
Egli cerca e coglie in questi squarci, ben selezionati, il motivo più intimo dell’esistenza umana.
Il taglio dell’inquadratura, così ravvicinata e parziale, esclude quasi sempre il cielo e l’orizzonte, a sottolineare l’urgenza e la fugacità dell’immagine reale.
I suoi brani di paesaggi, così luminosi e delicati, rimandano immediatamente al sentimento poetico ed idilliaco che abbiamo della natura, vista nella sua forma esteriore più serena e conciliante, legandosi indissolubilmente ed univocamente all’impressione individuale dell’artista.
Egli percepisce un insieme di colori che variano con il variare della luce, escludendo i toni forti ed i contrasti ed abolisce quasi del tutto il bianco ed il nero. Il risultato finale è che con questi mezzi toni la tela si compone di luce di atmosfera.
Le forme dei soggetti si confondono e si riflettono continuamente e, nel rapporto forma-colore, è questo ultimo l’elemento costitutivo della raffigurazione: una raffigurazione della natura, osservata e contemplata, stando dentro la natura stessa, quasi a voler confondersi con essa e ad introdursi in un’altra dimensione per spaziare dentro di sé.
Ed è così che i suoi soggetti diventano simboli ed occasioni per esprimere la sua essenza, che, in definitiva, è quella dell’uomo.
E ciò gli è possibile perché la sua pittura non nasce dall’improvvisazione, ma dalla lenta assunzione del soggetto, portato dentro di sé fino al momento dell’ispirazione, che si materializza con pennellate decise, spontanee e leggere, mai sovrapposte e ricche cromaticamente.
In questo modo Dall’Oca estrapola il contenuto delle sue opere, secondo la sua natura intimistica ed onirica, poetica e contemplativa.
Maria Teresa Aliprandi
”…Una tematica di puro naturalismo, realizzata
da grandi spazi di luce. Le sue acque scintillanti riportano la visione e la
voce di dimensioni irreali. Una pittura di primi piani, di tempi infiniti,
di grandi silenzi.
Giorgio Falossi
…Una visione pittorico-impressionista
della natura, come quella tecnicamente resa in questi quadri di Arnaldo
Dall’Oca, quale valenza concettuale può avere oggi? Non dimentichiamo che
l’impressionismo nasce come ricerca inquietante intorno all’eterno divenire
del Cosmo. Oggi di questa ricerca sofferta ci rimane un’eredità estetica, resa da una tecnica pittorica affascinante, difficile,
fatta di pennellate veloci, composte di mille colori.
Ma è davvero soltanto questo l’intento dei
quadri dell’autore? Deliziarci, distrarci dal frastuono tecnologico con
accattivanti corsi d’acqua dai toni pastello, moltiplicati dal rinfrangersi
della luce sull’acqua?…
Seguendo il percorso ideale, indicato nelle tele
dell’autore dal corso dei fiumi, dei torrenti, attraverso gli anfratti
nascosti dei canneti, dei cespugli, dei roveti, avremo, con sorpresa,
una risposta alla domanda. Noteremo che in questi anfratti “una luce
bianca“, senza mezzi toni, svela gli angoli bui. Questa, s’inserisce
nelle radure, scova le forme addormentate, stanche dei girasoli sfioriti,
delle ninfee disfatte, delle canne cadute. Questa luce, investendo le forme,
svela quelle occulte, le diafanizza, rendendole esangui, quasi psichedeliche
nella loro sfioritura e nel loro disfacimento: in ultima analisi “le
spiritualizza “…
La bellezza, quasi esasperata, coinvolgente
perché fatua, come un’ebbrezza ”off limit“, (quella dei corsi d’acqua…)” ci
vuole rapire, con l’inganno di un estetico fascino, per
condurci, con lentezza (la lentezza dell’acqua che scorre) ad una meta
interiore: “il 'disvelamento', conquista ultima della carità di
contemplazione”, intesa come fonte di rigenerazione spirituale continua
Rigenerazione a cui si ricollega la scelta impressionista, dove l’atmosfera
pittorica è impalpabile nell’eterno divenire degli elementi,
luministicamente scomposti e ricomposti…
Con il pennello e la tela l’artista ha esposto
la sua filosofica visione proponendola alla diffusione. È una visione
filosofico-pittorica dirompente, attuale perché : “ per contemplare ci vuole
la forza e il coraggio di credere , ecc…
” Sempre stupiti delle infinite metafisiche
proposizioni dell’arte, complimenti alla delicata quanto profonda pittura di
Dall’Oca.
Nadia Carrao
…Scrollandoci di dosso la pesantezza,
talora opprimente, delle pietre, dei muri cittadini e degli orizzonti
mozzati dai segni urbani, osservando le sue opere, possiamo almeno tentare
di aderire a questa natura rigogliosa e silente e di trasporre le nostre
emozioni, vissute o represse, vagheggiate o intraviste per pochi attimi, in
una pausa felice della nostra vita… Davanti a queste opere, quasi non
fossimo noi ad elaborare l’immagine possiamo fonderci con l’acqua e la luce
che trattengono gli umori dell’ambiente… Possiamo rilassarci, quasi fosse
una terapia coloristica che ci restituisce il piacere del silenzio
dimenticato, della solitudine serena, del sogno realizzato.
Brunetta Ferrarini
…Il paesaggio in Dall’Oca è la descrizione
di un mondo interiore, il simbolo di una solitudine serena, anzi cercata, lo
specchio di una personale filosofia intimista...
Nei suoi dipinti, in cui sopravvive l’attesa
monettiana per l’incontro pittura-natura, si potrebbe interpretare una volta
di più il principio dell’”art pour l’art” che il pittore mantovano sembra
affrontare, con una serenità grandiosa, in volo alto sopra le problematiche
e gli intellettualismi che hanno animato il dibattito estetico in questo
secolo. Tuttavia, così come ciascuno non puo’ determinare la conformazione
delle proprie impronte digitali o il proprio DNA, se vogliamo analizzare la
qualità estetica dei suoi paesaggi e ci addentriamo tra i segni che
compongono le sue vedute, così emozionate ed emozionanti, vediamo
chiaramente come anche lui non possa autodeterminare l’appartenenza o meno a
questi nostri tempi, né la distanza da cui rapportarsi ad essi; ma il modo
di presenziarvi sì…
La cinesi del suo gesto consiste in una
tramatura di tocchi brevi e rapidi, di segni oscillanti in una veloce
scrittura, in una concitazione che il suo esemplare Monet non avrebbe mai
certamente potuto esplicare. Sa però anche carezzare la superficie della
tela con effetti vellutati o depositare lunghe tracce di impasto, la cui
materia cromatica non è mai esitante, mai banale, sempre invece composta
sapientemente.
Per un artista sincero e non condizionato da
riflessioni sulle congiunture culturali dell’epoca o da reazioni alle
medesime, è inevitabile essere radicato profondamente allo sguardo, che
contrassegna la propria Weltançhauung, alla velocità percettiva dello
sguardo contemporaneo, alla facoltà di sintesi, che determina il giudizio di
noi dell’oggi.
E così Dall’oca perviene a risultati spesso
prestigiosi, non solo sotto il profilo specificamente restituivo delle
sensazioni, della capacità di trasposizione e complessità della visione,
quanto del fare materialmente pittura...
Non di rado, ma quasi senza
intenzionalità predeterminate, il pittore perviene a formulazioni compositive di sconcertante novità, come proposta di una visualità
inconsueta...
Le sue realtà sono sempre sull’orlo del disfarsi, del
disperdersi, per assenza della certezza, coscienza dell’effimera presenza di
canneti, specchi di ninfee, bugni silenti, rive umide, acque chete…
Dissoluzioni della materia, che hanno la consistenza di apparizioni come le
acque di palude o le spume di cascatelle o di rivi montani, vorrebbero
propagarsi, pare, oltre la dimensione del dipinto. Si tratta di invenzioni,
di sogni.
Non esiste per noi di oggi visione che non sia
violata dalla presenza dell’uomo o della sua mano. Occorre, dunque, scoprire
il cosiddetto ormai mitico “luogo incontaminato” nel profondo della propria
anima, per via del ricordo che nelle pitture di Dall’Oca si materializza
come l’impalpabile colore di un altro tempo.
Renzo Margonari
I suoi paesaggi, evocati da una fantasia stabile
e fortemente creativa, che indaga fra ricordi, contemplazioni meditative ed
effusioni cromatiche, vengono diluiti da un gesto ampiamente chiaro e
sintetico, in grado di arginare complesse situazioni mnemoniche, di
riflettere notevoli mutamenti visivi, di penetrare fra le sfumature,
filtrandone la vibrazione riflessiva, sfibrando così le visioni materialiste
e pregnandole di significati simbolici. Esibendo unicamente la sua
espressione artistica, si mostra schivo e riservato,ma artista ricco di
talento, espressivo, fortemente comunicatore e filtro di energiche emozioni.
Gerard Argelier
…Ha sempre avuto fiducia nel rapporto
uomo-natura. Ha ricercato delle apparenze naturali un valore piu’ segreto di
bellezza poetica. Per questo, nel corso dei primi decenni della sua
giovinezza, vissuti all’ombra della pittura e della solitudine, lontano
dalle occasioni pubbliche dell’Arte, ha sempre tenuto fede alla necessità di
elaborare, con serena calma, con impegno silenzioso, tenace e con vera
passione, un suo
linguaggio. Ha creduto e crede al sentimento e alla fantasia che
nascono dalla contemplazione del “vero naturale” o, meglio ancora, dal “vero
di natura”.
Ha creduto e crede al costruire giorno per
giorno, i modelli naturali della propria
pittura... Niente composizioni astratte e simboliche, nessun appoggio
letterario nei suoi quadri, sempre invece un caldo affetto che vibra ad ogni
sguardo, un’attenzione sapiente agli aspetti del paesaggio e alla sostanza
della luce che si condensa, con vitalità perfino sorprendente, nel giallo
accecante dei girasoli, nel rosso tropicale degli alchechengi, nei verdi,
nei viola, nei bianchi sovrapposti, contrastanti, cangianti del fogliame e
dei canneti. Ma è soprattutto per la luce che sprofonda nelle acque
immobili, straripanti di riflessi e di ninfee che il pittore si esalta
d’amore. È qui che si realizza in più alto grado la congiunzione tra natura
e pittura. Ci manca poco di sentire l’umidità dell’acqua, l’afrore dei
muschi, il profumo dei fiori. Lo specchio d’acqua con le ninfee sembrerebbe
quasi un giardino artificiale creato dal pittore per dipingerlo
all’infinito, sino a che diventi una nostalgia, una memoria che si va a
depositare in fondo agli occhi, nell’anima.
Tutto in questi quadri è come avvolto da
un’atmosfera densa, fragrante, brillante, così che le forme, pur individuate
e armoniosamente composte, sono sempre vicino a fondersi l’una nell’altra.
Allora il paesaggio è un continuo modularsi in travasi di tono, o in diafane
effusioni o in lievi spessori di colore: il viola malinconico ed elegante
che si infiltra nei verdi ombrosi, nei rosa che dolcemente trascolorano, nei
bianchi rugginosi, negli azzurri che danno al lilla e al grigio.
È proprio la pittura che diventa una fèerie
colorata della natura.
Gian Maria Erbesato
…Non c’è mai, secondo noi, una vibrazione
davvero drammatica, una malinconia torva e sconfitta. Per mano con Arnaldo
Dall’Oca, quanta calma in questo guardare quel tutto, costruito nei colori
impastati di luce, al di fuori dell’infuocato dibattito estetico tra
astrattismo e figurazione…
La realtà si fonde nell’atmosfera della pasta
illuministica, nell’eccezione migliore del termine, con mirati e sapienti
tocchi, con i quali riesce a fermare sulla tela le intense emozioni di un
amore per la Natura sempre portato dentro e ad esprimerne le forme
simboliche con gli olii: momenti d’incontro tra le percezioni sensoriali e
gli elementi intrinsechi della luce interiore infeltrita d’anima.
Alfredo Pasolino
…Sulla melopea di accenti aulici dell’egloga
virgiliana, in cui “ Mantua “ genitrice si riconosce, si cadenza l’elegia
dello struggimento affettivo nell’effusione di un abbandono estatico
all’incantesimo del Genius Loci, che dipinge la fiumana di cobalto,
racchiusa in un golfo docile di lago azzurro, la fronda del faggio curvo tra
i viburni, sull’onda cheta di polla che flette la trasparenza dell’empirio
celeste...
Variabili reverìe, rasserenate dal dardo fulgido
del sole, corrusco di memorie antiche, forgiano lo stile, improntato
all’armonica compostezza di una classicità di ascendenza arcadica,
dispiegata all’en plein air delle grazie paesaggistiche delle vedute
impressioniste.
Maria Claudia Simotti
…Le iridescenze dell’acqua formano il poema
universale, da cui partono le impronte d’artista, stilisticamente, in un
crescendo floreale, che esplode dalla terra e culmina nell’intelletto. Una
sobria eleganza dovuta all’impressionismo la cui dimensione abbraccia le
latitudini unificandole… Con estremo lirismo il pittore perpetua la
sovranità della forma che si dilata in luce o si restringe, diamante
emozionale, in cui si riflette l’amore. Il poema è tratto dall’Eden: i primi
piani escludono le lontananze nell’immediato sapore della pienezza per un
omaggio ulteriore alla sintesi e anche al Pianeta.
Maria Teresa Palitta
Per Arnaldo Dall’Oca il paesaggio è proprio uno
stato d’animo. Le sue foglie di loto mollemente appoggiate su una lama
d’acqua iridescente, i suoi girasoli accesi da un sole che non è più estivo
ed inclina verso i ripensamenti autunnali, le sue efflorescenze palustri,
intrise di silenzio e di malinconia, le canne cresciute come per caso sul
bordo di una palude che sembra una spiaggia accuratamente evitata da ogni
forma di vita: cosa sono se non simboli di meditazione, senza parole e di
contemplazione del fiume della vita che scivola misteriosamente tra meandri
di sensazioni venute dall’inconscio? Quando si dipinge così, come fa il
nostro artista mantovano, sotto l’impulso dell’intuizione più pura, e,
quando l’anima si perde nelle atmosfere e nelle luci degli angoli più
remoti, allora il quadro acquista la trasparenza e la nostalgia del mito.
Pier Angelo Negri
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